VI RACCONTIAMO COSA È ACCADUTO AD UNA NOSTRA SOCIETÀ CLIENTE

Una società cliente chiede di sapere se sia ammissibile l’applicazione di sanzioni ed interessi ad una fattispecie come quella che segue.

La questione riguarda una società di capitali che paga le imposte addirittura in anticipo rispetto al momento in cui potrebbe pagarle.

L’Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento evidenziando una violazione del principio di competenza di cui all’art. 109 del TUIR, evidenziando che le imposte avrebbero dovuto essere pagate per intero non nell’esercizio n, ma nell’esercizio n e n + 1. Richiede pertanto il pagamento delle imposte relative all’esercizio n + 1, commina sanzioni in misura proporzionale alle imposte dell’annualità n + 1 e richiede altresì il pagamento di interessi.

La società presenta istanza di adesione richiedendo:

  • il riconoscimento delle imposte già pagate nell’esercizio n;
  • l’abbandono delle sanzioni proporzionali;
  • la non applicabilità degli interessi.

Motiva il tutto affermando che in mancanza di danno per l’Erario non può rendersi applicabile alcuna sanzione, né possono essere richiesti interessi avendo la società pagato in anticipo. Precisa poi che tali principi trovano fondamento nei principi generali dell’ordinamento giuridico (statuto del contribuente), nonchè in sentenze di legittimità e di merito e nella dottrina[1].

L’Agenzia delle Entrate invece, pur riconoscendo in compensazione le imposte già pagate, respinge la richiesta di abbandono delle sanzioni e di non applicazione degli interessi, motivando tale assunto sulla base della circolare n. 31/E del 02.08.2012.

Il cliente, a questo punto, è incerto sul da farsi:

  • accettare la definizione per adesione, pagando sanzioni ed interessi; oppure
  • adire la competente Commissione Tributaria.

La prima alternativa comporta un onere che il cliente sarebbe anche disposto a pagare usufruendo della rateizzazione dello stesso.

Sente tuttavia un profondo fastidio ad accettare questa situazione per motivi di natura morale.

La seconda soluzione, se da un lato gli consente di superare l’amarezza provocata dalla prima, comporta tuttavia un costo non trascurabile, nonchè l’incertezza che la vicenda possa concludersi in 1° grado, esponendolo alla iscrizione a ruolo in via provvisoria ed ai lunghi tempi di ottenimento del rimborso delle somme versate indebitamente a titolo di sanzioni ed interessi.

Si pone dunque il problema:

  • prestare acquiescenza alla proposta di adesione dell’Ufficio, subendo passivamente questo abuso di posizione dominante? Oppure
  • reagire attraverso un ricorso che comporta costi e lungaggini non trascurabili?

Lasciamo al lettore la non facile scelta.

 

Roberto Santececchi

[1]

  • L. 27.07.2000 n. 212, art. 10;
  • CTP Torino del 21.01.2010 n. 10/18/10;
  • CTP Treviso del 06.06.2013 n. 86/5/13;
  • Cassazione 30.12.2009 n. 28016;
  • anche l’Agenzia delle Entrate (Circolare n. 6/E del 25.01.2002, par. 3.2.) ha affermato che la presentazione della dichiarazione rettificativa a favore del contribuente, ai sensi dell’art. 2, comma 8-bis del DPR 322/1998, non comporta l’applicazione di sanzioni, mancando il presupposto per la loro applicazione: il danno.
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