Sto costituendo un consorzio con attività esterna e i consorziati dello stesso sono due agenti di  commercio operanti ciascuno mediante una società commerciale. La costituzione del consorzio nasce dall’esigenza di soddisfare la richiesta imperativa della casa mandante. Il consorzio dovrà operare attraverso un mandato senza rappresentanza e fatturerà le prestazioni di intermediazione realizzate per il tramite dei suoi consorziati direttamente alla casa mandante, ricevendo dagli stessi fatture di pari importo. Il consorzio non realizzerà dunque nè utili, nè perdite, svolgendo un ruolo del tutto strumentale alle esigenze dei suoi consorziati, sui quali si rifletteranno i risultati della loro gestione. La copertura delle spese di gestione del consorzio avverrà attraverso contributi annuali a carico di ciascuno dei due consorziati nel rispetto delle rispettive quote di partecipazione al consorzio. Ne deriva pertanto che il consorzio chiuderà i suoi bilanci costantemente in pareggio, senza utili, nè perdite e senza alcun onere ai fini IRES e IRAP. Ciò premesso si pone ora il problema della ritenuta di cui all’art. 25 bis del DPR 600/1973 che la casa mandante dovrà operare nei confronti del consorzio per le prestazioni di intermediazione da esso fatturate le quali tuttavia, in assenza di imponibili fiscali e di imposte, non trovano spazio di recupero, creando problemi finanziari di non poco conto. Quali soluzioni ci possono essere? Lo Studio Santececchi risponde ai vostri quesiti Se vi volete risposte in dettaglio lasciate i vostri quesiti o le vostre richieste di pareri sulla pagina della Consulenza online e sarete rapidamente ricontattati.
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